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Home Prestigiatori del passato

In questa sezione è possibile consultare le biografie di alcuni prestigiatori del passato che hanno fatto grande l'Arte della prestigiazione.

Gli articoli sono stati ripresi da un catalogo dalla Biblioteca Nazionale Braidense, pubblicato per la mostra/evento “…Tutto è come appare. Il fondo magico di  Ovidio  Scolari” a cura di Laura Angela Guzzonato, che si svolse dal 19 maggio al 6 giugno 2009.

 

 

Bartolomeo Bosco

Bartolomeo Bosco



Bartolomeo Bosco, “il re dei prestigiatori e il prestigiatore dei re”, come fu acclamato dai contemporanei o meglio “ il Cavalier Bartolomeo Bosco di Torino” come amava firmarsi, viene     ancor oggi considerato tra i più geniali illusionisti mai esistiti.

Nacque a Torino nel 1793; egli non apparteneva per tradizione familiare al mondo dell’illusione e della rappresentazione, ma vi era entrato grazie alla propria destrezza, alla propria abilità e a quel gusto di sorprendere gli altri proprio di tutti coloro che legano la propria vita all’“Arte”, come viene definito l’illusionismo dai suoi appassionati cultori. Fin da ragazzo sembra intuisse e imitasse  i trucchi che vedeva eseguire da ciarlatani e giocolieri, ma la sua famiglia, dalle nobili tradizioni militari, non volle tener in alcun conto la sua naturale predisposizione per l’arte magica e lo spettacolo e lo avviò alla carriera militare; si era nel 1812, il fuciliere Bosco, non ancora ventenne che partecipava alla Campagna di Russia a seguito del viceré Eugenio di Beauharnais fu preso prigioniero dopo la battaglia di Borodino e avviato alla prigionia in Siberia. Prigionia, però,  che si rivelò assai meno dura e più proficua d’ogni aspettativa. Durante tale periodo egli poté esercitare e affinare le proprie doti d’illusionista: in primo luogo davanti ai propri commilitoni, poi agli ufficiali della guarnigione, infine durante veri e propri spettacoli a pagamento, ottenendo applausi, ma anche denaro che divise con i propri compagni di prigionia, mostrando fin dall’inizio quella generosità e bontà d’animo che aldilà degli eccezionali meriti artistici gli fu sempre riconosciuta da tutti. Ritornato in patria dopo due anni di prigionia, incontrando viva opposizione in famiglia nei confronti della sua attività, fu costretto a ritornare all’estero. Si esibì in Polonia, Germania, Austria, Danimarca, Francia e Inghilterra davanti a folle e sovrani, generando effetti sorprendenti con giochi, a volte, semplicissimi. Gli entusiasmi sconfinarono ben presto nell’attribuzione di poteri sovrumani di cui, però, egli si guardò bene dal vantarsi.

I suoi spettacoli erano caratterizzati dalla sua straordinaria perizia, egli utilizzava un linguaggio tutto suo: un italiano misto d’inflessioni francesi e tedesche. Anche per quanto riguarda l’abbigliamento ebbe il merito di superare l’uso dell’abito orientale dalle ampie maniche utilizzato dai suoi predecessori. Favorito dal suo fisico agile e robusto, usava presentarsi sul palcoscenico con un giubbetto attillato dalle maniche corte e strette a mostrare l’apparente impossibilità di  trucchi e inganni. La sua attenzione all’abbigliamento si estese anche fuori della scena: egli fu uomo di mondo, colto ed elegante, addirittura ispiratore della moda maschile dell’epoca, tanto che nell’alta società parigina furoreggiavano copie dei suoi stivaletti e delle sue marsine alla russa. La sua vita fu veramente avventurosa, spesso frenetica, come nel 1835, quando a causa di un naufragio perse tutti i suoi attrezzi che dovette rinnovare affannosamente per poter ricominciare i suoi spettacoli. Mieté onori in tutti i paesi d’Europa: ad Amburgo gli venne conferito un diploma di speciale onore, in Danimarca e Francia fu insignito di decorazioni, a Pietroburgo, lo zar Alessandro gli conferì un diploma speciale di “uomo di genio”, in Prussia  gli venne rilasciato un attestato di benemerenza… Fu ricevuto dai reali  europei, dall’imperatore d’Austria, dal sultano di Costantinopoli, che gli consentì di costruire a Pera in teatro intitolato a se stesso. Non mancò di esibirsi anche nella sua amata Torino, alla presenza dei Savoia e poi a Parigi al cospetto di Napoleone III che apprezzò vivamente il suo spettacolo, essendo egli stesso un appassionato dilettante di giochi meccanici e di prestigio. Morì e fu sepolto a Dresda nel 1863 e la sua tomba, alla quale resero via via omaggio personaggi del calibro di Houdini e Silvan, è tuttora custodita dall’Associazione dei prestigiatori. Esistono diverse testimonianze circa i suoi spettacoli e si raccontano molteplici aneddoti spesso fantasiosi, a volte dichiaratamente falsi, ma tutti affascinanti e ciascuno testimonia la fama di potere assoluto sugli elementi che circondava il Nostro. Sotto il suo nome furono pubblicati: Satana, raccolta europea. Passatempo dell’intermezzo nelle sedute di magia egiziana (1853) e Il Gabinetto magico del Cavalier Bartolmeo Bosco, ossia il complesso dell’arte di prestigio (1854).

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:54
 

Giovanni Battista Belzoni

Giovanni Battista Belzoni


Un monaco, un ingegnere idraulico, un attore, un guitto, un mago, un esploratore, un archeologo parrebbe ce ne fosse a sufficienza per parecchie vite, ma il nostro poliedrico personaggio inanellò tutte queste professioni incarnando, in tal modo, quell’ideale romantico di esotismo e avventura così amato dai suoi contemporanei e così affascinante anche ai

giorni nostri, tanto  che, si dice, avrebbe ispirato il personaggio di Indiana Jones nei film di Lucas.

Giovanni Battista Bolzon (il cognome verrà modificato in seguito in Belzoni) nacque a Padova nel 1798, figlio di un barbiere mostrò presto di non voler seguire le orme paterne e si trasferì a Roma dove intraprese studi regolari di idraulica e meccanica sotto la tutela di tal cav. Vivaldi. Sembra che una disillusione amorosa lo portasse ad entrare in monastero tra i cappuccini, ma l’idea della vita monastica non lo sedusse a lungo; l’avvento delle armate napoleoniche, che lo cacciarono insieme ai confratelli, provocò, forse proprio per evitare l’arruolamento, la sua fuga, prima in Olanda e poi, all’incirca nel 1803, in Inghilterra.

A Londra il destino lo condusse a Bartolomew Fair, la famosa fiera dove il prestigiatore Gyngell stava rappresentando il suo spettacolo; questi notò la sua splendida figura e la statura gigantesca e lo fece entrare nella propria  compagnia facendolo esibire in prove di forza  con il nome altisonante  di “ Giovane Ercole”. Quello  stesso anno Belzoni si presentò al Sadler’s Wells Theatre come “Sansone Patagonico”. Si dice riuscisse  a  sollevare  da  sette  a  dieci   uomini   in una  sorta  di piramide umana.

Egli non abbandonò le sue conoscenze idrauliche e spesso le inserì nei propri numeri, nel 1809 al Crow Street Theatre di Dublino lo troviamo a sovrintendere a una sorta di macchina idraulica che, rompendosi nell’ultima scena di una pantomima, inondò quasi l’intera orchestra. Ciò non lo indusse ad abbandonare i propri studi e le proprie esibizioni idrauliche che portò in tutto il Regno Unito.

Durante tali dimostrazioni, però egli usava intrattenere il pubblico con giochi di illusionismo che aveva probabilmente appreso presso la compagnia di Gyngell. Nel 1812 portò il suo show magico in Irlanda ove il pezzo forte sembra fosse  il  noto trucco de Il cambio della testa. Continuò ad esibirsi fino al 1815 quando nella sua vita si operò la svolta che lo portò a intraprendere l’attività per cui ancor oggi è noto: in quell’anno egli, infatti, approdò in Egitto. Vi andò dapprima con la speranza di vendere una pompa idraulica di sua invenzione al Califfo Mohammed Alì, fallito tale progetto a causa di intrighi di corte e rimasto in Egitto, per guadagnarsi da vivere, accettò l’incarico di trasportare fino al Nilo una gigantesca statua di Ramsete II, portando a termine l’impresa in modo mirabolante in due sole settimane. Ispirato da tale impresa, continuò a fare l’archeologo, che a quei  tempi somigliava forse più a fare l’avventuriero; penetrò nel tempio di Abu Simbel e nella piramide di Chefren, fu lui, infine, a scoprire la più grande e bella tomba della Valle dei Re, quella di Seti I. La sua firma ancora oggi si può leggere su parecchi monumenti a dimostrazione della sua attività nonché della sua intraprendenza. Nel 1820 tornò a Londra dove il suo libro di memorie Viaggio in Egitto e in Nubia ebbe enorme successo. Nel 1821 inaugurò la prima mostra egittologica di ogni tempo proprio in quella Egyptian Hall di Piccadilly che alla fine del diciannovesimo secolo fu associata anche alla magia e allo spiritualismo.

Belzoni, non pago degli allori conquistati, continuò le sue avventure e morì nel 1823 mentre era alla ricerca delle favolose sorgenti del fiume Niger.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:55
 

Patrizio

Patrizio

 

Ernesto Scagnetto (o Scagnelli) nacque presso Cuneo intorno al 1840, scarsissime le notizie biografiche: si sa che fu ufficiale di artiglieria e, preso prigioniero, sviluppò, come Bosco, la sua vocazione di illusionista durante la prigionia. Tornato in patria la trasformò in professione e con lo pseudonimo di Conte Ernesto Patrizio di Castiglione si esibì prima in parecchie città italiane, poi in Svizzera, Germania, Belgio, infine a Parigi e poi, a più riprese, in America Latina. L'impostazione dei suoi giochi gli imponeva di parlare molto in scena, ecco perché privilegiò paesi dei quali conosceva maggiormente la lingua e rinunciò a operare in paesi di lingua tedesca. Un articolo nel primo numero del 1892 dell’Illusionista ci fa situare la sua morte nel 1891. Nel complesso Patrizio ebbe una carriera ricca di soddisfazioni, seppur interrotta da una morte prematura.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:56
 

Folletto

Folletto

 

Giuseppe Ferraris nacque a Mortara (Pavia) nel 1853. Iniziò la sua carriera come assistente del celebre Patrizio, ma quando questi si imbarcò per il  Sudamerica egli si recò a Parigi, che riteneva il luogo ideale per la valorizzazione di un prestigiatore.

A detta dei contemporanei nessun artista ebbe maggior amore per la propria arte. Tutto ciò che guadagnava veniva speso per elevare il tono delle sue esibizioni. Aveva una cura maniacale nella preparazione dei suoi spettacoli e nel suo Elogio dell’arte sublime della prestidigitazione, espresse tutto il proprio amore per la propria professione, definendo la prestidigitazione la “Regina delle arti”. Folletto concluse la sua carriera come attrazione permanente del teatro Robert Houdin per ben tre anni.

Morì nel 1919 di polmonite.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:56
 

Watry Majeroni Girardo

Watry - Majeroni - Girardo

Furono tre illusionisti di fine secolo che frequentemente allestirono insieme i loro spettacoli, facevano parte di quella schiera di artisti del teatro leggero che pur avendo dato moltissimo all'arte magica, furono ingiustamente dimenticati.

Watry, Giovanni Girardi, nacque a Ravenna nel 1864, lavorò in Spagna e in Sudamerica,

spesso con altri maghi, Girardo, Fran-Klint, Majeroni, Pastacaldi (Watrik); i suoi spettacoli mostravano spesso una vena patriottica che venne a volte criticata . Si ritirò a vita privata nel 1928.

Amedeo  Majeroni, nacque a Ravenna nel 1877, figlio d'arte, si  esibì spesso nei paesi latini, dirigeva una  grossa compagnia di attrazioni essendosi autonominato cavaliere ed esibendo tale mole di decorazioni e medaglie da fare invidia a un generale prussiano. Con un repertorio vastissimo, la sua presentazione fu a  volte reputata un po’ “caricata”; riscosse, comunque, sempre vasti successi. Morì nel 1932.


Il “Commendator” Cesare  Girardo nacque intorno al 1860, di maniere rozze, sembra, ma molto abile nei giochi di mano, operò spesso in tandem con altri illusionisti, specialmente Watry, anche nel suo caso, gli fu imputato un uso un po’ strumentale degli elementi patriottici. Ai suoi spettacoli partecipava anche la figlia Triadoros che cronache del tempo definirono “prestigiatrice esimia ed ottima cantante”.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:57
 

Bénévol

Bénévol

Francesco Luigi Maria Benevolo  non nacque, come credenza comune vorrebbe, nel carrozzone di un circo ambulante, ma assai più prosaicamente nella casa paterna a Piacenza nel 1865 e solo in seguito i suoi genitori, vista la bassissima redditività dell’esercizio commerciale che gestivano, si unirono a parenti saltimbanchi che accolsero la famigliola nella loro carovana.
Francesco, cresciuto dapprima dalla nonna materna, verso i dodici anni fu ripreso dai genitori che nel frattempo si erano messi in proprio.

Egli mal sopportò la pesante tutela paterna e dopo una grave disputa, fuggì nottetempo. Per sette anni condusse vita nomade, con mille mestieri, fino a quando, incontrando per caso il “Teatro Bernardo Benevolo”, rientrò  in  seno alla famiglia e all’attività familiare svolgendovi molteplici compiti: uomo di fatica, acrobata, illusionista, clown, protagonista,  di quadri viventi e, soprattutto, dell’attrazione principale, la testa di legno parlante.
Dopo   il servizio militare come volontario (a quel tempo i figli unici ne sarebbero stati dispensati), ritrovò i genitori a Lione dove nel 1894, a seguito dell’attentato di Caserioal Presidente della Repubblica Carnot, gli italiani divennero “non grati” in Francia. Fu allora  che  egli  mutò il suo nome in Bénévol, ma gli rimase un terribile accento che lo tradiva irrimediabilmente.  

Allora improvvisò un’ origine messicana e, fornito di un enorme sombrero, continuò la sua storia romanzesca di mistificatore, commediante, abile prestigiatore e ipnotizzatore, riuscendo per oltre mezzo secolo a soggiogare e
interessare il pubblico con trovate stravaganti, illusioni raccapriccianti condotte con abbigliamento fantasioso e straordinaria vitalità.  

Nel 1903, Bénévol possedeva un teatro smontabile, elegante e imponente come un  vero teatro. La facciata, larga una trentina di metri, era costituita da tre portali: a sinistra, un grande organo; a destra una centralina termoelettrica per fornire l’energia necessaria all’illuminazione fastosa del teatro; al centro, un portale con sette gradini che dava accesso al teatro vero e proprio.

Bénévol presentava spettacoli misti nei quali  entravano magia, danze esotiche, raggi X e persino il cinematografo; in seguito egli si disse anche medium esibendosi in numeri altamente evocativi quali: la danza spiritica, la mano spiritica, il  tavolo rotante, ma il suo capolavoro rimase il numero della decapitazione umana, nel quale fu insuperabile per tecnica, preparazione psicologica del pubblico e interpretazione. Egli si esibì fino a tarda età, morì a Nizza nel 1939 a settantaquattro anni.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:58
 

Dottor Frizzo

Dottor Frizzo


Enrico Longone, in arte Frizzo, fu indubbiamente il più rinomato prestigiatore milanese  del diciannovesimo secolo. Nacque, infatti, a Milano nel 1852; di buona famiglia, completò i suoi primi studi mostrando singolare ingegno e grande versatilità. A diciotto anni ottenne un impiego nei R.R. Archivi di Stato, ciò gli consentì di intraprendere ulteriori studi e di conseguire la laurea in legge, ma la sua vita non sarebbe stata quella del paleologo, né sarebbe trascorsa tra gli scaffali e le pergamene.
Egli si dedicò all’illusionismo, arte che, a detta degli appassionati, è “un campo esclusivo ed assorbente e per essa tutto si dimentica…. qualche volta anche la famiglia e la patria”.
Il segreto dei suoi tanti successi si deve al fatto che egli creò il tipo di prestigiatore moderno: l’artista-gentiluomo. Non si serviva né di apparecchi, tavoli meccanici, accessori, né di assistenti; operava sul palcoscenico, in uno spazio ridotto con una semplice tavola e una sedia.  Distinto ed elegante: viene descritto  con fronte alta e spaziosa, capigliatura abbondante e ondulata, bocca espressiva, naso dritto, sguardo profondo; piuttosto serio dato che  sorrideva raramente, questo però aumentava il pregio delle sue frasi umoristiche, dei suoi “frizzi” che sapeva lanciare  con perfetto tempismo nel corso dei suoi spettacoli. Studioso di scienze naturali, fisica  e chimica, prese a modello il celebre Hermann. Non si accontentò mai di un repertorio stereotipato, non cessò mai di studiare nuovi effetti applicando alla prestigiazione le sue conoscenze.

Fu il prestigiatore che per primo ebbe l’idea di  abbinare allo spettacolo illusionistico l’intrattenimento delle  Ombre con le mani con la collaborazione del rinomato pittore Campi.   Spesso nelle sue rappresentazioni introduceva anche momenti musicali nei quali si esibiva la moglie Cristina che sembra suonasse in modo egregio  il “cristallofono”(uno strumento musicale in cristallo).

Tra le sue  illusioni  possiamo ricordare:  La cena del diavolo   che
prevedeva l’estrazione di vivande e coperti da tubi vuoti; un gioco, appreso dall’uomo obice di un circo, che gli consentiva di preannunciare  nelle sue locandine  il lancio di una persona  attraverso il teatro da un grande cannone, infine  Il morto che parla con l’ipnosi  sulla signora Cristina.
Frizzo, pubblicò due libri di giochi:  Frizzi Mefistofelici  e  Memoria Trascendentale. Era prevista un’altra pubblicazione: Spagna Teatrale, che purtroppo non
vide mai la luce.  
Partito con la moglie per l’America latina, dopo un breve periodo di apparente prosperità, di lui non si ebbero più notizie fino all’annuncio, nel 1894,  della sua morte in un manicomio di Montevideo, indigente e solo.  

Tale tragica conclusione,
forse era stata presentita, dato che soleva affermare con uno dei suoi famosi frizzi che  l’arte, specialmente quella del prestigiatore, è “un’altalena continua di alta e bassa posizione, colla prospettiva sicura di finire … in terra”.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:59
 

Cartis

Cartis

 

 

 

Nicola Casini nacque a Roma nel 1874, ingaggiato in un circo ancora fanciullo,  fuggì di casa a 15 anni e iniziò la sua carriera di  nomade dello spettacolo. A diciotto anni fu costretto a interrompere la sua carriera d’acrobata perché si fratturò un polso. Non volendo rinunciare all’amata vita d’artista, cominciò a studiare la manipolazione. Iniziò questa nuova carriera con il nome di  Cerman. Dopo la guerra cominciò a preparare il suo numero cinese adottando il nome Cartis, fu artista amato e stimato, restano famose le sue interpretazioni de “la palla volante “ e de” la pesca miracolosa”  (gioco poi donato a Piero Pozzi nel 1920). Si spense però solo e dimenticato nel 1952.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:00
 

Romanoff

Romanoff

 

 

Giovanni Battista Romano nacque in Sicilia nel 1891. Figlio di un preside ebbe ottima formazione scolastica.  Iniziò, come spesso succede, molto giovane a dare spettacoli di beneficenza, cosa che costituirà l’elemento
ricorrente nella sua fortunata carriera. Romano non esercitava l’illusionismo a tempo pieno, era, infatti, Funzionario Ispettivo delle Aste. Durante uno dei suoi spettacoli affascinò talmente l’allora Ministro delle Regie Poste che gli fu ordinato di eseguire il suo spettacolo in tutte le sedi dei Dopolavoro Postale d’Italia con la garanzia di poter esercitare l’“Arte” a tempo pieno. Di lui ci rimangono i volumi  Magia tascabile dell’illusionista Romanoff, emulo di Bosco :
confidenze di un prestigiatore; e  Nel mondo dell’invisibile. Sul finire degli anni Trenta, Romanoff diede vita al suo famoso “Studio Magico” (casa magica per corrispondenza, con un catalogo di giochi).  Fu insignito per i suoi  meriti della Croce di Cavaliere da Vittorio Emanuele III  e fu nominato Commendatore della Corona d’Italia. Si spense  a Palermo nel 1968.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:00
 

Carlo Rossetti

Carlo Rossetti

 

 

 

Nacque  a Torino nel  1876, fu Ammiraglio della Regia Marina, poi Ministro Plenipotenziario nelle colonie, ricoprì incarichi prestigiosi all’interno della Società delle Nazioni, ebbe personalità poliedrica e affascinante, fu linguista, docente universitario, pubblicista e nella trentina di libri da lui pubblicati spazia  dalla politica alla geografia, dalla linguistica, fino ad arrivare, appunto, alla prestigiazione. Egli entra di diritto nella storia dell’arte magica italiana in quanto ne fu insigne studioso. Possedeva sull’argomento una vastissima biblioteca e contribuì a colmare il vuoto abissale esistente nella letteratura magica italiana grazie alle sue opere che ampliavano e integravano i pochissimi testi pubblicati in Italia, spesso introvabili  e di scarso interesse tecnico, oppure povere traduzioni dal francese piene di errori e inesattezze. Nei suoi libri ricchi di aneddoti, notizie storiche e bibliografiche, egli propugnò la necessità di una buona formazione del prestigiatore, facendo di questi dei veri e propri manuali atti a formare le nuove leve  dell’arte. Famosa la sua affermazione che importa meno  quello che si fa rispetto a  come lo si fa. Il prestigiatore deve quindi possedere una buona cultura mediante la quale filtrare la realtà degli avvenimenti, deve esaltare la propria personalità, avere proprietà di linguaggio, un abito consono e misura nel rapporto artista-pubblico.
L’insieme di concetti e conoscenze,  mediati, appunto attraverso la sua cultura ed esperienza e  sviluppati con piglio e  rigore scientifico sono espressi nei suoi tre libri: Magia delle carte (1935); Il trucco c’è ma non si vede  (1941) e Prestigiatore in due minuti (1944). Non si limitò alla parte scientifico teorica, seppure in tarda età praticò  l’illusionismo con ottima tecnica. Fino alla morte, a Roma nel ’48, fu, infine,  anche appassionato collezionista dei più sofisticati attrezzi per la prestigiazione.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:01
 

Gabrielli

Gabrielli

 

Sembra che il celeberrimo a me gli occhi   sia parto di questo personaggio descritto come  irruente e autoritario che, evidentemente, aveva però il pregio di colpire l’immaginario dei contemporanei, tra i quali sicuramente si deve annoverare Thomas Mann che a lui si ispirò per un suo racconto.

GabrielliCesare Gabrielli (o Gabbrielli) nacque a Pontedera nel 1881; dopo anni d’indigenza e vari mestieri, tra cui il venditore ambulante di cerini e il mozzo su un mercantile, raggiunse la fama. Ciò avvenne soprattutto grazie alle sue doti di ipnotizzatore, ma sembra fosse anche un valente prestigiatore, dote che gli fu  molto utile durante il Fascismo, quando furono vietati gli spettacoli di ipnotismo. Egli, mescolando furbescamente giochi di prestigio, suggestioni e presunte trasmissioni del pensiero, riuscì a gabbare la censura. Irruente ed autoritario al limite della buona educazione, soleva, con aria spavalda, impartire ordini perentori, schioccando un frustino, a coloro che intendeva ipnotizzare e, pur con la sua discussa personalità, o forse proprio a causa di quella, raggiunse vastissima notorietà. Amò gagliardamente la vita e l’ebbe pittoresca e piena di seduzioni. Guadagnò milioni e ne spese altrettanti con prodigalità fastosa. Nella vita comune era uomo socievole, lasciava lo sguardo mefistofelico per abbandonarsi  a romanticismi all’antica. Contava numerose amicizie in ambito artistico e tra gli scrittori vantò un’amicizia affettuosa con D’Annunzio che lo fregiò di una medaglia d’oro come legionario Fiumano. In quanto ex combattente fu particolarmente benefico verso i Mutilati d’Italia ai quali dedicò per anni gli introiti delle sue serate.
Parallelo a questo sfoggio di personalità che ostentava in pubblico, dove si definiva “l’uomo del duemila” o “la radio umana”, vi era, quindi, un lato più segreto e sensibile, quello che lo portava negli ospedali ad esibirsi per i malati, e,  talvolta grazie alle  doti  di ipnotizzatore e alla  forza di suggestione ad aiutare i pazienti che non sopportavano l’uso del cloroformio.  Per trent’anni  affascinò con le sue esibizioni il pubblico italiano e morì a Milano nel 1943.

La sua fama colpì letterati e cineasti: ispirò il racconto “Mario und der Zauberer” di Thomas Mann, (Mario e il mago, o,  Mario e l’incantatore, come fu tradotto nell’edizione del ’47 da noi posseduta),  trasferito poi su pellicola in una riduzione cinematografica nel 1994 da Klaus Maria Brandauer; certamente a lui si ispirò Eduardo De Filippo per il suo atto unico del ’29 dal titolo Sik-Sik, l’artefice magico   che il grandissimo uomo di spettacolo avrebbe
replicato fino agli ottant’anni.  

Anche Gabrielli ebbe modo di recitare in un film nella parte dell’illusionista  Cipolla: il film del 1943 si intitolava  I bambini ci guardano,  il regista: Vittorio De Sica. In esso, il mago, ormai prossimo alla fine si limitava ad eseguire un  gioco di prestigio. La fortuna del Nostro sembrerebbe inossidabile, ci giunge notizia di un’ulteriore riduzione cinematografica del romanzo di Mann del regista inglese Hodges che dovrebbe essere girata entro il 2009.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:02
 

Chefalo

Chefalo

 

Fu tra i pochissimi prestigiatori italiani che nella prima metà del ventesimo secolo assursero a fama internazionale. Secondo studi recentissimi Angelo Raffaele Cefalo, poi americanizzato in Chefalo, nacque nei pressi di Avellino nel
1885, All’età di quindici anni emigrò con la famiglia in America e solo due anni dopo già si esibiva come mago professionista del Teatro Keith, nello stesso circuito d’artisti che comprendeva anche Houdini. Su consiglio di quest’ultimo, diventato suo amico,  egli tentò la fortuna in Inghilterra e modificò il proprio numero eliminando la parte parlata e limitandolo a vera e propria pantomima.

Colà, consentendo a Goldston di pubblicare una serie di suoi  effetti, ebbe in cambio una ratifica professionale che gli fu molto utile. Nel tempo riuscì a montare uno spettacolo che era una sorta di rivista magica, con una
troupe numerosa che comprendeva nani e “giganti” e un’attrezzatura scenica molto imponente.

Ebbe enorme successo e girò tutto il mondo. Famosi rimasero i suoi numeri   gli anelli cinesi e il Million dollar mistery (gioco in cui faceva apparire qualsiasi cosa da un contenitore mostrato precedentemente vuoto). La morte lo sorprese a Seul (Corea) mentre ancora si stava esibendo a settantotto anni.

Una menzione deve essere fatta per la sua partner  nella vita e sul palcoscenico: quella Maddalena (o Magda, come pare venisse chiamata) Capretto Palermo che  per più  di vent’anni condivise le sue rappresentazioni e che, anzi, all’inizio del loro percorso professionale, era l’headliner e alla quale Chefalo sembra  fungesse solo da assistente. Sembra  quindi, ormai comprovata la tesi avanzata dallo storico Marco Pusterla che il mago Palermo, di cui si dice Chefalo fosse assistente a inizio carriera, non fosse Angelo Palermo, del  quale si hanno notizie pressoché inesistenti, bensì Magda che nei primi spettacoli aveva un ruolo predominante.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:02
 

Chabernot

Chabernot


 

 

Antonio Sena nacque a Napoli nel 1887.
Mentre sbarcava il lunario come cameriere, si perfezionava nelle tecniche di manipolazione, ma non riuscendo a trovare scritture, ebbe l’idea di fingersi un prestigiatore francese. Così nacque Chabernot. La sua fama crebbe rapidamente con consensi unanimi di pubblico e critica. Il suo pezzo forte era sicuramente La camera fluorescente  (gli effetti erano basati sulla lampada di WOOD) negli anni Cinquanta era l’unico, insieme a Bustelli, a presentare uno spettacolo d’ arte magica completo. Ritiratosi negli anni ’60 visse a Napoli fino a 90 anni.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:03
 

Bustelli

Bustelli

 

Ranieri Bustelli nacque  a Tuscania (Viterbo) nel 1898. Dotato di una presenza elegante e di ottimo senso commerciale, a ventisei anni calcava già le scene italiane col suo spettacolo. Allestì una grande rivista magica sullo stile di Danté e Blackstone e per trent’anni portò il suo  spettacolo sulle più
rinomate ribalte d’Italia e d’Europa. Tra i suoi numeri di maggior successo vi era quello denominato Il decapitato recalcitrante.

Nel 1953 collaborò alla nascita del “Club dei grandi maghi” che divenne poi il “Club Magico Italiano” e di cui per i primi due anni fu Presidente effettivo.   Aprì in Firenze la “Casa Magica Bustelli”per la vendita  di oggetti magici e nel  1963 fondò a Torino il “Circolo Magico Nazionale” da cui sarebbe nato l’attuale “Circolo amici della magia”. Morì a Firenze nel 1974. Con grande rincrescimento dei suoi molti estimatori. Non lasciò nulla di  scritto salvo un opuscolo di poche pagine venduto durante i suoi spettacoli.

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:38
 

 

 

Detta pubblicazione è reperibile in internet all'indirizzo: www.braidense.it/file/cat_mostra_scolari.pdf



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