In questa sezione è possibile consultare le biografie di alcuni prestigiatori del passato che hanno fatto grande l'Arte della prestigiazione.
Gli articoli sono stati ripresi da un catalogo dalla Biblioteca Nazionale Braidense, pubblicato per la mostra/evento “…Tutto è come appare. Il fondo magico di Ovidio Scolari” a cura di Laura Angela Guzzonato, che si svolse dal 19 maggio al 6 giugno 2009.
Bartolomeo Bosco
Bartolomeo Bosco
Bartolomeo Bosco, “il re dei prestigiatori e il prestigiatore dei re”, come fu acclamato dai contemporanei o meglio “ il Cavalier Bartolomeo Bosco di Torino” come amava firmarsi, viene ancor oggi Nacque a Torino nel 1793; egli non apparteneva per tradizione familiare al mondo dell’illusione e della rappresentazione, ma vi era entrato grazie alla propria destrezza, alla propria abilità e a quel gusto di sorprendere gli altri proprio di tutti coloro che legano la propria vita all’“Arte”, come viene definito l’illusionismo dai suoi appassionati cultori. Fin da ragazzo sembra intuisse e imitasse i trucchi che vedeva eseguire da ciarlatani e giocolieri, ma la sua famiglia, dalle nobili tradizioni militari, non volle tener in alcun conto la sua naturale predisposizione per l’arte magica e lo spettacolo e lo avviò alla carriera militare; si era nel 1812, il fuciliere Bosco, non ancora ventenne che partecipava alla Campagna di Russia a seguito del viceré Eugenio di Beauharnais fu preso prigioniero dopo la battaglia di Borodino e avviato alla prigionia in Siberia. Prigionia, però, che si rivelò assai meno dura e più proficua d’ogni aspettativa. Durante tale periodo egli poté esercitare e affinare le proprie doti d’illusionista: in primo luogo davanti ai propri commilitoni, poi agli ufficiali della guarnigione, infine durante veri e propri spettacoli a pagamento, ottenendo applausi, ma anche denaro che divise con i propri compagni di prigionia, mostrando fin dall’inizio quella generosità e bontà d’animo che aldilà degli eccezionali meriti artistici gli fu sempre riconosciuta da tutti. Ritornato in patria dopo due anni di prigionia, incontrando viva opposizione in famiglia nei confronti della sua attività, fu costretto a ritornare all’estero. Si esibì in Polonia, Germania, Austria, Danimarca, Francia e Inghilterra davanti a folle e sovrani, generando effetti sorprendenti con giochi, a volte, semplicissimi. Gli entusiasmi sconfinarono ben presto nell’attribuzione di poteri sovrumani di cui, però, egli si guardò bene dal vantarsi. I suoi spettacoli erano caratterizzati dalla sua straordinaria perizia, egli utilizzava un linguaggio tutto suo: un italiano misto d’inflessioni francesi e tedesche. Anche per quanto riguarda l’abbigliamento ebbe il merito di superare l’uso dell’abito orientale dalle ampie maniche utilizzato dai suoi predecessori. Favorito dal suo fisico agile e robusto, usava presentarsi sul palcoscenico con un giubbetto attillato dalle maniche corte e strette a mostrare l’apparente impossibilità di trucchi e inganni. La sua attenzione all’abbigliamento si estese anche fuori della scena: egli fu uomo di mondo, colto ed elegante, addirittura ispiratore della moda maschile dell’epoca, tanto che nell’alta società parigina furoreggiavano copie dei suoi stivaletti e delle sue marsine alla russa. La sua vita fu veramente avventurosa, spesso frenetica, come nel 1835, quando a causa di un naufragio perse tutti i suoi attrezzi che dovette rinnovare affannosamente per poter ricominciare i suoi spettacoli. Mieté onori in tutti i paesi d’Europa: ad Amburgo gli venne conferito un diploma di speciale onore, in Danimarca e Francia fu insignito di decorazioni, a Pietroburgo, lo zar Alessandro gli conferì un diploma speciale di “uomo di genio”, in Prussia gli venne rilasciato un attestato di benemerenza… Fu ricevuto dai reali europei, dall’imperatore d’Austria, dal sultano di Costantinopoli, che gli consentì di costruire a Pera in teatro intitolato a se stesso. Non mancò di esibirsi anche nella sua amata Torino, alla presenza dei Savoia e poi a Parigi al cospetto di Napoleone III che apprezzò vivamente il suo spettacolo, essendo egli stesso un appassionato dilettante di giochi meccanici e di prestigio. Morì e fu sepolto a Dresda nel 1863 e la sua tomba, alla quale resero via via omaggio personaggi del calibro di Houdini e Silvan, è tuttora custodita dall’Associazione dei prestigiatori. Esistono diverse testimonianze circa i suoi spettacoli e si raccontano molteplici aneddoti spesso fantasiosi, a volte dichiaratamente falsi, ma tutti affascinanti e ciascuno testimonia la fama di potere assoluto sugli elementi che circondava il Nostro. Sotto il suo nome furono pubblicati: Satana, raccolta europea. Passatempo dell’intermezzo nelle sedute di magia egiziana (1853) e Il Gabinetto magico del Cavalier Bartolmeo Bosco, ossia il complesso dell’arte di prestigio (1854). |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:54 |
Giovanni Battista Belzoni
Giovanni Battista Belzoni
giorni nostri, tanto che, si dice, avrebbe ispirato il personaggio di Indiana Jones nei film di Lucas. Giovanni Battista Bolzon (il cognome verrà modificato in seguito in Belzoni) nacque a Padova nel 1798, figlio di un barbiere mostrò presto di non voler seguire le orme paterne e si trasferì a Roma dove intraprese studi regolari di idraulica e meccanica sotto la tutela di tal cav. Vivaldi. Sembra che una disillusione amorosa lo portasse ad entrare in monastero tra i cappuccini, ma l’idea della vita monastica non lo sedusse a lungo; l’avvento delle armate napoleoniche, che lo cacciarono insieme ai confratelli, provocò, forse proprio per evitare l’arruolamento, la sua fuga, prima in Olanda e poi, all’incirca nel 1803, in Inghilterra. A Londra il destino lo condusse a Bartolomew Fair, la famosa fiera dove il prestigiatore Gyngell stava rappresentando il suo spettacolo; questi notò la sua splendida figura e la statura gigantesca e lo fece entrare nella propria compagnia facendolo esibire in prove di forza con il nome altisonante di “ Giovane Ercole”. Quello stesso anno Belzoni si presentò al Sadler’s Wells Theatre come “Sansone Patagonico”. Si dice riuscisse a sollevare da sette a dieci uomini in una sorta di piramide umana.
Durante tali dimostrazioni, però egli usava intrattenere il pubblico con giochi di illusionismo che aveva probabilmente appreso presso la compagnia di Gyngell. Nel 1812 portò il suo show magico in Irlanda ove il pezzo forte sembra fosse il noto trucco de Il cambio della testa. Continuò ad esibirsi fino al 1815 quando nella sua vita si operò la svolta che lo portò a intraprendere l’attività per cui ancor oggi è noto: in quell’anno egli, infatti, approdò in Egitto. Vi andò dapprima con la speranza di vendere una pompa idraulica di sua invenzione al Califfo Mohammed Alì, fallito tale progetto a causa di intrighi di corte e rimasto in Egitto, per guadagnarsi da vivere, accettò l’incarico di trasportare fino al Nilo una gigantesca statua di Ramsete II, portando a termine l’impresa in modo mirabolante in due sole settimane. Ispirato da tale impresa, continuò a fare l’archeologo, che a quei tempi somigliava forse più a fare l’avventuriero; penetrò nel tempio di Abu Simbel e nella piramide di Chefren, fu lui, infine, a scoprire la più grande e bella tomba della Valle dei Re, quella di Seti I. La sua firma ancora oggi si può leggere su parecchi monumenti a dimostrazione della sua attività nonché della sua intraprendenza. Nel 1820 tornò a Londra dove il suo libro di memorie Viaggio in Egitto e in Nubia ebbe enorme successo. Nel 1821 inaugurò la prima mostra egittologica di ogni tempo proprio in quella Egyptian Hall di Piccadilly che alla fine del diciannovesimo secolo fu associata anche alla magia e allo spiritualismo. Belzoni, non pago degli allori conquistati, continuò le sue avventure e morì nel 1823 mentre era alla ricerca delle favolose sorgenti del fiume Niger. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:55 |
Patrizio
Patrizio
Ernesto Scagnetto (o Scagnelli) nacque presso Cuneo intorno al 1840, scarsissime le notizie biografiche: si sa che fu ufficiale di artiglieria e, preso prigioniero, sviluppò, come Bosco, la sua vocazione di illusionista durante la prigionia. Tornato in patria la trasformò in professione e con lo pseudonimo di Conte Ernesto Patrizio di Castiglione si esibì prima in parecchie città italiane, poi in Svizzera, Germania, Belgio, infine a Parigi e poi, a più riprese, in America Latina. L'impostazione dei suoi giochi gli imponeva di parlare molto in scena, ecco perché privilegiò paesi dei quali conosceva maggiormente la lingua e rinunciò a operare in paesi di lingua tedesca. Un articolo nel primo numero del 1892 dell’Illusionista ci fa situare la sua morte nel 1891. Nel complesso Patrizio ebbe una carriera ricca di soddisfazioni, seppur interrotta da una morte prematura. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:56 |
Folletto
Folletto
Giuseppe Ferraris nacque a Mortara (Pavia) nel 1853. Iniziò la sua carriera come assistente del celebre Patrizio, ma quando questi si imbarcò per il Sudamerica egli si recò a Parigi, che riteneva il luogo ideale per la valorizzazione di un prestigiatore.
A detta dei contemporanei nessun artista ebbe maggior amore per la propria arte. Tutto ciò che guadagnava veniva speso per elevare il tono delle sue esibizioni. Aveva una cura maniacale nella preparazione dei suoi spettacoli e nel suo Elogio dell’arte sublime della prestidigitazione, espresse tutto il proprio amore per la propria professione, definendo la prestidigitazione la “Regina delle arti”. Folletto concluse la sua carriera come attrazione permanente del teatro Robert Houdin per ben tre anni.
Morì nel 1919 di polmonite. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:56 |
Watry Majeroni Girardo
Watry - Majeroni - Girardo
Furono tre illusionisti di fine secolo che frequentemente allestirono insieme i loro spettacoli, facevano parte di quella schiera di artisti del teatro leggero che pur avendo dato moltissimo all'arte magica, furono ingiustamente dimenticati.
Watry, Giovanni Girardi, nacque a Ravenna nel 1864, lavorò in Spagna e in Sudamerica, spesso con altri maghi, Girardo, Fran-Klint, Majeroni, Pastacaldi (Watrik); i suoi spettacoli mostravano spesso una vena patriottica che venne a volte criticata . Si ritirò a vita privata nel 1928.
Amedeo Majeroni, nacque a Ravenna nel 1877, figlio d'arte, si esibì spesso nei paesi latini, dirigeva una grossa compagnia di attrazioni essendosi autonominato cavaliere ed esibendo tale mole di decorazioni e medaglie da fare invidia a un generale prussiano. Con un repertorio vastissimo, la sua presentazione fu a volte reputata un po’ “caricata”; riscosse, comunque, sempre vasti successi. Morì nel 1932. Il “Commendator” Cesare Girardo nacque intorno al 1860, di maniere rozze, sembra, ma molto abile nei giochi di mano, operò spesso in tandem con altri illusionisti, specialmente Watry, anche nel suo caso, gli fu imputato un uso un po’ strumentale degli elementi patriottici. Ai suoi spettacoli partecipava anche la figlia Triadoros che cronache del tempo definirono “prestigiatrice esimia ed ottima cantante”. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:57 |
Bénévol
Bénévol
Francesco Luigi Maria Benevolo non nacque, come credenza comune vorrebbe, nel carrozzone di un circo ambulante, ma assai più prosaicamente nella casa paterna a Piacenza nel 1865 e solo in seguito i suoi genitori, vista la bassissima redditività dell’esercizio commerciale che gestivano, si unirono a parenti saltimbanchi che accolsero la famigliola nella loro carovana. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:58 |
Dottor Frizzo
Dottor Frizzo
Enrico Longone, in arte Frizzo, fu indubbiamente il più rinomato prestigiatore milanese del diciannovesimo secolo. Nacque, infatti, a Milano nel 1852; di buona famiglia, completò i suoi primi studi mostrando singolare ingegno e grande versatilità. A diciotto anni ottenne un impiego nei R.R. Archivi di Stato, ciò gli consentì di intraprendere ulteriori studi e di conseguire la laurea in legge, ma la sua vita non sarebbe stata quella del paleologo, né sarebbe trascorsa tra gli scaffali e le pergamene. Fu il prestigiatore che per primo ebbe l’idea di abbinare allo spettacolo illusionistico l’intrattenimento delle Ombre con le mani con la collaborazione del rinomato pittore Campi. Spesso nelle sue rappresentazioni introduceva anche momenti musicali nei quali si esibiva la moglie Cristina che sembra suonasse in modo egregio il “cristallofono”(uno strumento musicale in cristallo). |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:59 |
Cartis
Cartis
Nicola Casini nacque a Roma nel 1874, ingaggiato in un circo ancora fanciullo, fuggì di casa a 15 anni e iniziò la sua carriera di nomade dello spettacolo. A diciotto anni fu costretto a interrompere la sua carriera d’acrobata perché si fratturò un polso. Non volendo rinunciare all’amata vita d’artista, cominciò a studiare la manipolazione. Iniziò questa nuova carriera con il nome di Cerman. Dopo la guerra cominciò a preparare il suo numero cinese adottando il nome Cartis, fu artista amato e stimato, restano famose le sue interpretazioni de “la palla volante “ e de” la pesca miracolosa” (gioco poi donato a Piero Pozzi nel 1920). Si spense però solo e dimenticato nel 1952. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:00 |
Romanoff
Romanoff
Giovanni Battista Romano nacque in Sicilia nel 1891. Figlio di un preside ebbe ottima formazione scolastica. Iniziò, come spesso succede, molto giovane a dare spettacoli di beneficenza, cosa che costituirà l’elemento |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:00 |
Carlo Rossetti
Carlo Rossetti
Nacque a Torino nel 1876, fu Ammiraglio della Regia Marina, poi Ministro Plenipotenziario nelle colonie, ricoprì incarichi prestigiosi all’interno della Società delle Nazioni, ebbe personalità poliedrica e affascinante, fu linguista, docente universitario, pubblicista e nella trentina di libri da lui pubblicati spazia dalla politica alla geografia, dalla linguistica, fino ad arrivare, appunto, alla prestigiazione. Egli entra di diritto nella storia dell’arte magica italiana in quanto ne fu insigne studioso. Possedeva sull’argomento una vastissima biblioteca e contribuì a colmare il vuoto abissale esistente nella letteratura magica italiana grazie alle sue opere che ampliavano e integravano i pochissimi testi pubblicati in Italia, spesso introvabili e di scarso interesse tecnico, oppure povere traduzioni dal francese piene di errori e inesattezze. Nei suoi libri ricchi di aneddoti, notizie storiche e bibliografiche, egli propugnò la necessità di una buona formazione del prestigiatore, facendo di questi dei veri e propri manuali atti a formare le nuove leve dell’arte. Famosa la sua affermazione che importa meno quello che si fa rispetto a come lo si fa. Il prestigiatore deve quindi possedere una buona cultura mediante la quale filtrare la realtà degli avvenimenti, deve esaltare la propria personalità, avere proprietà di linguaggio, un abito consono e misura nel rapporto artista-pubblico. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:01 |
Gabrielli
Gabrielli
Sembra che il celeberrimo a me gli occhi sia parto di questo personaggio descritto come irruente e autoritario che, evidentemente, aveva però il pregio di colpire l’immaginario dei contemporanei, tra i quali sicuramente si deve annoverare Thomas Mann che a lui si ispirò per un suo racconto. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:02 |
Chefalo
Chefalo
Colà, consentendo a Goldston di pubblicare una serie di suoi effetti, ebbe in cambio una ratifica professionale che gli fu molto utile. Nel tempo riuscì a montare uno spettacolo che era una sorta di rivista magica, con una Ebbe enorme successo e girò tutto il mondo. Famosi rimasero i suoi numeri gli anelli cinesi e il Million dollar mistery (gioco in cui faceva apparire qualsiasi cosa da un contenitore mostrato precedentemente vuoto). La morte lo sorprese a Seul (Corea) mentre ancora si stava esibendo a settantotto anni. Una menzione deve essere fatta per la sua partner nella vita e sul palcoscenico: quella Maddalena (o Magda, come pare venisse chiamata) Capretto Palermo che per più di vent’anni condivise le sue rappresentazioni e che, anzi, all’inizio del loro percorso professionale, era l’headliner e alla quale Chefalo sembra fungesse solo da assistente. Sembra quindi, ormai comprovata la tesi avanzata dallo storico Marco Pusterla che il mago Palermo, di cui si dice Chefalo fosse assistente a inizio carriera, non fosse Angelo Palermo, del quale si hanno notizie pressoché inesistenti, bensì Magda che nei primi spettacoli aveva un ruolo predominante. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:02 |
Chabernot
Chabernot
Antonio Sena nacque a Napoli nel 1887. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 11:03 |
Bustelli
Bustelli
Ranieri Bustelli nacque a Tuscania (Viterbo) nel 1898. Dotato di una presenza elegante e di ottimo senso commerciale, a ventisei anni calcava già le scene italiane col suo spettacolo. Allestì una grande rivista magica sullo stile di Danté e Blackstone e per trent’anni portò il suo spettacolo sulle più |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 10:38 |
Detta pubblicazione è reperibile in internet all'indirizzo: www.braidense.it/file/cat_mostra_scolari.pdf
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Prestigiatori del passato







Caserioal Presidente della Repubblica Carnot, gli italiani divennero “non grati” in Francia. Fu allora che egli mutò il suo nome in Bénévol, ma gli rimase un terribile accento che lo tradiva irrimediabilmente. 




Cesare Gabrielli (o Gabbrielli) nacque a Pontedera nel 1881; dopo anni d’indigenza e vari mestieri, tra cui il venditore ambulante di cerini e il mozzo su un mercantile, raggiunse la fama. Ciò avvenne soprattutto grazie alle sue doti di ipnotizzatore, ma sembra fosse anche un valente prestigiatore, dote che gli fu molto utile durante il Fascismo, quando furono vietati gli spettacoli di ipnotismo. Egli, mescolando furbescamente giochi di prestigio, suggestioni e presunte trasmissioni del pensiero, riuscì a gabbare la censura. Irruente ed autoritario al limite della buona educazione, soleva, con aria spavalda, impartire ordini perentori, schioccando un frustino, a coloro che intendeva ipnotizzare e, pur con la sua discussa personalità, o forse proprio a causa di quella, raggiunse vastissima notorietà. Amò gagliardamente la vita e l’ebbe pittoresca e piena di seduzioni. Guadagnò milioni e ne spese altrettanti con prodigalità fastosa. Nella vita comune era uomo socievole, lasciava lo sguardo mefistofelico per abbandonarsi a romanticismi all’antica. Contava numerose amicizie in ambito artistico e tra gli scrittori vantò un’amicizia affettuosa con D’Annunzio che lo fregiò di una medaglia d’oro come legionario Fiumano. In quanto ex combattente fu particolarmente benefico verso i Mutilati d’Italia ai quali dedicò per anni gli introiti delle sue serate.


